Pasta che passione! E riscopriamo il piacere di farla in casa

Agli italiani togliete tutto ma non la pasta! Perché sulle cose serie non scherziamo. Spaghetti o maccheroni ogni regione ha la sua tradizione ma sotto la bandiera del ‘primo piatto’ ritroviamo l’amore e l’unità nazionale. Oggi in tutto il mondo si parla italiano, perché oggi si festeggia la Giornata Mondiale della Pasta. Con una sorpresa: si sta riscoprendo l’amore per quella fatta in casa, con la ricerca di farine biologiche o comunque di qualità.
In tre famiglie su dieci (20%) si prepara pasta semplice o ripiena fatta in casa durante l’anno anche grazie all’aiuto delle nuove tecnologie. E’ quanto emerge dall’analisi Coldiretti/Ixe’ divulgata in occasione del World Pasta Day. Si registra – sottolinea la Coldiretti – un ritorno al passato rispetto alle prime fasi dell’industrializzazione e urbanizzazione del Paese quando la conquista della modernità passava anche dall’acquisto della pasta piuttosto che dalla sua realizzazione in casa. Gli italiani sono i maggiori consumatori mondiali di pasta con una media di 23 chili all’anno pro-capite ma l’Italia si conferma leader anche nella produzione industriale con 3,2 milioni di tonnellate, davanti a Usa, Turchia e Brasile.

Sono 200 i paesi nel mondo dove si consuma la pasta tricolore, dove 1 piatto su 4 è Made in Italy. La tipologia più consumata è quella di semola di grano duro, il formato più amato gli spaghetti. Sono i dati diffusi da Aidepi, l’Associazione delle industrie del Dolce e della Pasta Italiane. In 20 anni sono raddoppiate le esportazioni passate da 740mila a 2 milioni di tonnellate. Un trend positivo che continua a crescere anche nei primi 7 mesi del 2018. In Germania, Regno Unito, Francia, Stati Uniti, prime 4 destinazioni dell’export di pasta, la crescita media è dell’8%, con punte dell’11% in Francia.

Per gli italiani che dalle campagne e dai piccoli comuni affluivano nelle grandi città lasciare le tradizionali abitudini culinarie era una straordinaria e simbolica conquista del nuovo benessere mentre oggi con la riscoperta della genuinità come valore, il fatto in casa – continua la Coldiretti – torna a valere di più del prodotto acquistato. Si cercano con attenzione la farine, magari utilizzando quelle degli antichi grani storici italiani, e quando non è possibile fare da soli si cerca comunque nello scaffale il prodotto che richiama alla genuinità e alla tradizione come dimostra la decisa svolta nazionalista della pasta con la nascita e la rapida proliferazione di marchi che garantiscono l’origine italiana del grano impiegato al 100%. Una attenzione favorita dall’entrata in vigore in Italia dell’etichetta Made in Italy per la pasta che – spiega la Coldiretti – obbliga ad indicare la provenienza del grano utilizzato come chiede l’81% dei consumatori secondo la consultazione pubblica on line sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal Ministero delle Politiche Agricole. Un elemento di trasparenza che ha portato – rileva Coldiretti – alla rapida proliferazione di marchi e linee che garantiscono l’origine nazionale al 100% del grano impiegato. E avanza anche la produzione di grano bio. L’Italia è il principale produttore europeo e secondo mondiale di grano duro, destinato alla pasta con 4,3 milioni di tonnellate su una superficie coltivata pari a circa 1,3 milioni di ettari che si concentra nell’Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Sicilia che da sole rappresentano circa il 40% della produzione nazionale.
